Sembra ormai sicuro che nei prossimi mesi il Presidente Dellai indirà le elezioni per la prima comunità di Valle delle Giudicarie, data l’approvazione dello Statuto dai singoli comuni come richiesto dalla legge di riforma istituzionale.
Da parte mia, che tale riforma ho pure dovuto votare, spero che ciò non accada. Confido, insomma, in un miracolo.
Questa Comunità di Valle non riesce a piacermi in alcun modo per un’infinita di ragioni, di cui qui elenco solo alcune.
1) Si tratta dell’ennesimo carrozzone in cui c’è il rischio di ritrovare volti noti e – magari – riciclati della politica locale. Avevamo i Comprensori, bastava potenziare quelli e riorganizzarli dal punto di vista funzionale, ed invece ecco che nella passata legislatura arriva l’illuminazione della Giunta Dellai. Che si inventa questo Ente a metà strada tra Provincia e Comuni. Ma che non si capisce ancora bene come si muoverà. Teoricamente, e per sommi capi, dovrebbe acquisire progressivamente funzioni dalla Provincia Autonoma di Trento. E, insieme alle funzioni, anche il personale necessario per esercitarle. Insomma una cura dimagrante delle istituzioni provinciali a favore delle Comunità locali. Ma, allora, un domani la Provincia non servirà più? Eh, no. La Provincia si occuperà degli atti di indirizzo, ossia stabilire i principi fondamentali all’interno dei quali le Comunità e (forse) i Comuni si dovranno muovere. A proposito di Comuni: toccherà anche a loro mettersi a dieta, trasferendo obbligatoriamente funzioni importantissime per le realtà locali alla Comunità. Un esempio: l’urbanistica. Le varianti passeranno tutte in Comunità di Valle, con ogni immaginabile conseguenza. Consigli comunali espropriati delle loro basilari funzioni, che verranno poi esercitate in altra sede.
2) Ciò, secondo la mia opinione e con estrema semplificazione, porterà a due situazioni: in primo luogo, i consiglieri provinciali e comunali avranno meno competenze pratiche, pur continuando ad essere eletti dai cittadini e percependo le loro indennità (che nel caso provinciale, non sono proprio briciole). In secondo luogo, dei rappresentanti non eletti dai cittadini, si occuperanno di rilevantissime questioni pratiche. Già, perché come è noto i componenti dell’Assemblea e della Giunta della Comunità di Valle, saranno consiglieri comunali votati dagli stessi consiglieri comunali. Un paradosso: il cittadino voterà nel suo Comune un rappresentante che avrà il compito fondamentale di votare un ulteriore rappresentante nella Comunità di Valle, e poi per cinque anni entrerà in un profondo letargo. Perché cosa potrà fare il consigliere comunale locale (financo assessore) se le sue competenze saranno passate ad un livello più alto?
Dunque dubbi perfino di costituzionalità sono stati avanzati da più parti in ordine a questo sistema: non credo si possano realmente ravvisare violazioni della Carta, ma di certo una valutazione di opportunità al riguardo la si sarebbe anche potuta fare… e, di seguito, cambiare lo statuto di autonomia introducendo la norma per l’elezione diretta dei rappresentanti nella Comunità.
3) Il nodo delle competenze e del personale, che qui non può certo essere discusso approfonditamente, vedrà progressivamente delineare un quadro grottesco. Non vedo come potranno da Tione i funzionari locali della Comunità dialogare con i funzionari dei vari Assessorati Provinciali. Se già oggi le cose vanno a rilento pur essendo tutti nello stesso ufficio, vi immaginate il dirigente del Servizio provinciale Urbanistica rapportarsi con tutti i dirigenti delle Comunità di Valle e relativi assessori, oltre che chiaramente con l’Assessore Provinciale? Oggi, per lo meno, quando c’è qualche difficoltà a livello locale, sindaco e/o assessore si fanno ricevere in Provincia e cercano di sbrogliare la matassa. Ma un domani? Francamente preferisco nemmeno pensarci. È vero che siamo nell’era di internet e le comunicazioni corrono veloci, ma siamo proprio certi che sia il modo migliore per gestire importanti competenze?
4) Il ruolo dei Comuni. L’attuale Statuto non riconosce le diversità dei Comuni del nostro territorio. I piccoli comuni, non inferiori qualitativamente ma – impossibile negarlo – numericamente, hanno un peso specifico troppo elevato, mentre i Comuni maggiori (Storo, Tione e Pinzolo) non hanno l’adeguato rilievo che meriterebbero. L’eguaglianza, in questo caso, è un chiaro esempio di discriminazione.
5) Le elezioni. Voteremo tra qualche mese, come consiglieri comunali, la prima Comunità di Valle. Poi, siccome nel 2010 si rinnoveranno le amministrazioni locali, si tornerà a votare. Dunque, tale comunità starà in carica un anno. A che scopo? Per “avviare la macchina” si risponde solitamente. Credo che il buon senso suggerirebbe di aspettare proprio il 2010 per partire con una Comunità più legittimata di quella formata da amministratori il cui mandato volge al termine. Almeno questo diritto dovrebbe essere garantito, ai cittadini.
Questi sono solo alcuni aspetti di negatività che vedo nell’arrivo delle Comunità di Valle. Credo comporteranno anche un aumento dei costi pubblici non indifferente, o almeno ciò avverrà nella prima fase di organizzazione, fin tanto che qualcuno non riuscirà a spostare realmente le competenze ed il personale da Trento e dai Comuni a Tione. Ma sarà una strada lunga, specialmente se percorsa “all’italica maniera”. Con le stesse cifre, forse anche meno, si sarebbe potuto certamente incentivare le unioni dei Comuni, vero strumento per un radicale miglioramento della qualità dei servizi degli Enti Pubblici Locali senza discapito del controllo democratico e popolare. Sovvenzionare ed incentivare i Comuni sulla base dei servizi condivisi: questa era la strada da seguire, non certo creare nuovi carrozzoni istituzionali.
Personalmente, in consiglio comunale a Storo ho votato favorevole – come dichiarato agli atti del Consiglio – dello Statuto della Comunità di Valle solo per non esprimere un voto contrario nei confronti del mio Sindaco che nella Commissione per la sua redazione si è impegnato per far valere queste osservazioni e perplessità, pur senza successo. Purtroppo, poi, anche la quasi totalità dei consigli comunali lo aveva già approvato.
Anche giuridicamente, infine, ci sarebbero notevoli critiche da esprimere, tanto da arrivare a metterne in discussione la piena legittimità.
Ora non resterà altro che confidare nelle prime elezioni effettive della Comunità: dal momento in cui (ormai) questa è stata istituita, essa andrà resa operativa: mi auguro che nel governarla si possa tenere nella massima considerazione possibile il ruolo dei singoli consiglieri comunali (di maggioranza ma anche di minoranza), veri rappresentanti delle loro realtà locali.
Spero anche vi siano consiglieri di Comunità pronti a dare una lettura moderna dell’istituzione, con un reale rinnovamento generazionale, pur mantenendo una sana valorizzazione del territorio locale.

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