Erroneamente definito da più parti come alcol-bus, navetta dei bar ed altri appellativi più o meno decenti, è in circolazione nelle notti del venerdì e del sabato un servizio di bus navetta che collega Roncone con Idro e viceversa a partire dalle 19 fino alle 4 del mattino.
Tale iniziativa, giova subito precisarlo, è assolutamente privata. Non c’è attualmente nessun sostegno pubblico. E’ un’idea nata dai titolari dell’azienda di autoservizi che svolge il servizio, la Lorenzi di Baitoni, in collaborazione con i gestori dei locali aderenti.
Come funziona: i titolari degli esercizi si sono autotassati con una cifra fissa per ogni fine settimana, mentre chi vuole usufruire del servizio paga un biglietto di € 5 e viaggia tutta la notte con salite/discese illimitate.
In queste prime settimane di servizio, la risposta è stata molto positiva. Oltre ai giovanissimi (di almeno 16 anni, dato che i più piccoli non possono salire a bordo) che lo usano per evitare a mamma e papà di scarrozzarli in giro per la Valle per poi recuperarli a tarda ora, il bus è utilizzato anche dai più grandi che vogliono viaggiare in sicurezza e magari andare al pub o al ristorante a festeggiare una qualche ricorrenza concedendosi anche un bicchiere di buon vino.
Sì, perché non è il bus degli ubriaconi. Lo hanno utilizzato anche delle famiglie per andare a cena. Non è detto che ci si deve salire solo se si ha in programma di prendersi una bella sbronza.
A quanti di noi è già capitato di uscire a cena con gli amici, magari in un ottimo ristorante dove servono piatti di pesce cucinati a meraviglia e di non poter adeguatamente accompagnare il pasto con due o tre bicchieri di un vino d’annata? Eppure, se lo avessimo fatto, certo non ci saremmo ubriacati. Ma quasi sicuramente, aggiungendo anche un caffé corretto per “digerire meglio” oltre al limoncino offerto dal titolare del locale, al termine della cena i nostri riflessi non sarebbero stati i migliori per mettersi alla guida e probabilmente il tasso alcolico sarebbe stato di certo superiore alla norma (che entro breve pare scenderà allo 0,2%). Chiaro il concetto, sul quale si può convergere certamente e che in Europa è già realtà da tempo: chi beve non guida. Punto e stop. Cene in “allegria” solo in casa o in taverna, oppure autista astemio al seguito.
Ma in una territorio come il nostro, dove il buon cibo e il buon vino sono pure reclamizzati solennemente, ben vengano i servizi come questo bus navetta. Che consentono di spostarsi in assoluta sicurezza, nostra e degli altri conducenti. E non necessariamente per ubriacarci.
Ma tornando all’argomento che divide maggiormente: pare che questo servizio sia diseducativo. In quanto è da taluni tradotto con “bevi, tanto c’è il bus che ti porta a casa”. Le premesse, in questo senso, sono però fortemente sbagliate.
Un tale assunto sarebbe valido solo se per davvero i ragazzi che circolano in macchina non bevessero mai ed approfittassero del servizio bus per bere alcolici. Così non è. Il numero elevato di patenti ritirate nel corso dei controlli effettuati da Polizia e Carabinieri, oltre che al tasso alcolemico fuori norma rilevato nel 60-70% dei sinistri stradali, dimostra che molti (e qui sì, soprattutto giovani e giovanissimi) incuranti del pericolo che rappresentano, circolano beatamente con qualche bicchiere di troppo in corpo. Impressionanti, a leggerli, anche i tassi alcolemici nei confronti dei conducenti pizzicati ubriachi: moltissimi sopra l’1,2%, quasi tre volte il limite. Come dire: ubriachi marci, ma al volante. E allora, ancora una volta, viene in soccorso il bus. Bere, bevono comunque. Tanto vale che riusciamo a evitare più incidenti possibili.
Poi, naturalmente, siamo tutti d’accordo sul fatto che dobbiamo lavorare moltissimo e in modo forte per trasmettere una cultura della prevenzione. Che passa anche attraverso un’educazione alimentare seria. Lavorare molto sulla prevenzione, magari imparando che si può anche bere, basta farlo responsabilmente, con moderazione. E nel modo giusto.
Ho sentito di città in cui ai giovani facevano un corso sul vino, sulle sue proprietà, su come bere un calice pregiato di un buon DOC tipico della zona possa dare soddisfazioni enormi rispetto ad una forte ubriacatura di un vino scadente, bevuto in fretta solo per raggiungere lo “sballo”.
Anche da qui passeranno le nuove frontiere della prevenzione, se sapremo accettarle.
Ma dovremmo anche e soprattutto insegnare (ancora una volta e per forza di cose ai giovani) che si può divertirsi senza lo sballo da alcol o da droga. Anzi, che ci si diverte senza dubbio di più. E che la “balla” può succedere, a volte è divertente, ma se è confinata a quelle due volte all’anno e non sistematicamente a tutti i fine settimana. Perché altrimenti quello è abuso allo stato puro, e va quindi curato e combattuto.
Queste azioni non sono però in contrasto con un servizio come quello in commento: anzi, a mio parere si integrando e completano. Dove non arriva la prevenzione e l’educazione (che scarseggia anche in moltissimi altri aspetti del sociale, è sotto gli occhi di tutti) arriva una soluzione alternativa. Sempre meglio un bus di un carro attrezzi o di un’ambulanza.
Da parte mia, nel ruolo di consigliere comunale e referente istituzionale del Piano Giovani del Chiese, porterò la realtà del bus navetta nelle sede istituzionali, perché sono convinto che i benefici siano maggiori dei costi e che vada sostenuto, anche dagli enti pubblici. Naturalmente ci sarà un confronto tra tutti, e sarà opportuno trovare dei validi accorgimenti. Ma in ultima analisi, la ritengo un’opportunità da promuovere.

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